ChatGPT (e gli altri) sostituirà veramente i developer?
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- AI |
- Maggio 2025 |
- 03 Min di lettura
Negli ultimi mesi, ChatGPT e gli strumenti di intelligenza artificiale generativa hanno catturato l’attenzione di molti nel mondo della tecnologia, riportando con forza una domanda che circola da quando i primi strumenti di generazione del codice sono apparsi: queste tecnologie sostituiranno i programmatori? Nel nostro team abbiamo deciso di mettere alla prova questi strumenti per capire se possano davvero rappresentare una minaccia per la professione dello sviluppatore, e il risultato è stato un mix di sorprese, delusioni e qualche spunto interessante.
La prima cosa che abbiamo voluto testare è stata la capacità di ChatGPT di generare codice utile. Abbiamo provato a chiedergli di scrivere script e funzioni per alcuni dei nostri progetti interni, ma i risultati sono stati deludenti: il codice prodotto era spesso incompleto, con errori o semplicemente inadatto alle nostre esigenze. Nella migliore delle ipotesi, ChatGPT ha generato esempi didattici, simili a quelli che potremmo usare in un corso di formazione per illustrare un concetto senza rivelare la soluzione completa. Ad esempio, abbiamo chiesto di creare una funzione per elaborare dati da un’API specifica e il codice ottenuto, teoricamente corretto, mancava di ottimizzazione e non teneva conto di alcuni vincoli del progetto. Alla fine abbiamo impiegato più tempo a correggere quel codice di quanto ne avremmo impiegato a scriverlo da zero.
Uno degli ambiti in cui ChatGPT ha mostrato qualche potenzialità è la generazione di espressioni regolari: abbiamo provato a chiedergli di creare regex per problemi standard e personalizzati, e i risultati erano spesso corretti. Non siamo però sicuri che rappresenti un miglioramento rispetto agli strumenti di generazione di regex tradizionali, e la differenza non è tale da giustificare un cambio di flusso di lavoro.
Per testare i suoi limiti, abbiamo fatto alcune richieste più creative. Abbiamo chiesto a ChatGPT l’ultima cifra di pi greco e, con sicurezza, ci ha risposto che era 9, salvo poi mostrarci un esempio con una dozzina di cifre che terminava con un 6. Abbiamo anche chiesto di scrivere storie di fantasia e interviste immaginarie con personaggi storici, ottenendo risultati grammaticalmente corretti ma noiosi e superficiali, come scritti da uno studente annoiato. Infine, abbiamo chiesto istruzioni per avviare una moto d’epoca: ha fornito indicazioni quasi corrette tralasciando però i dettagli cruciali per evitare di farsi male, mentre un collega ha ricevuto la raccomandazione di dare massima potenza ai motori per far atterrare un aliante. È bravo a generare contenuti teoricamente corretti, ma spesso manca di profondità, precisione e senso pratico.
Dove ha sorpreso
L’unica area in cui ChatGPT ha brillato è stata la generazione di ricette. Abbiamo chiesto la ricetta per uno stufato con lenticchie e patate e il risultato è stato sorprendentemente decente: richiedendo un formato stampabile, ha fornito esattamente ciò di cui avevamo bisogno, con ingredienti, quantità e passaggi ben strutturati. Ha anche gestito bene le richieste contraddittorie, come uno stufato vegano con pollo, rifiutandosi educatamente di produrre una ricetta impossibile. Potrebbe essere un utile assistente in cucina, ma non è ancora pronto per sostituire uno chef esperto.
Una delle domande più interessanti è se ChatGPT possa diventare un valido assistente per programmatori, aiutandoci a risolvere le parti noiose e ripetitive del lavoro, ma la nostra esperienza suggerisce che non siamo ancora a quel punto. ChatGPT non è in grado di comprendere il contesto aziendale, i vincoli di budget, le tempistiche o le preferenze tecnologiche, né può intervistare utenti e stakeholder per progettare soluzioni allineate alla visione aziendale.
Quando dovremmo iniziare a preoccuparci?
La vera domanda è: quando ChatGPT, o altri strumenti simili, diventerà una minaccia concreta per i programmatori? Secondo noi, dovremo iniziare a preoccuparci quando l’IA sarà in grado di comprendere il contesto aziendale nel suo complesso, inclusi budget, tempi, infrastrutture e normative, di progettare soluzioni complesse tenendo conto di requisiti funzionali e non funzionali, e di collaborare con utenti e stakeholder per definire obiettivi e priorità. In altre parole, quando riuscirà a risolvere problemi creativi andando oltre la semplice generazione di codice o testo. È probabile che le versioni future saranno più avanzate e capaci di affrontare compiti più complessi, ma anche in quel caso i programmatori avranno un ruolo cruciale nel guidare, supervisionare e ottimizzare il lavoro dell’IA.
Invece di temere l’intelligenza artificiale, dovremmo vederla come un’opportunità per migliorare il nostro lavoro e concentrarci sulle attività più creative e strategiche. ChatGPT è uno strumento impressionante, ma non è ancora in grado di sostituire i programmatori: per ora rimane un utile assistente per compiti semplici e ripetitivi, ma manca della profondità, della creatività e della comprensione del contesto necessarie per affrontare problemi complessi.