Passa a:
Sakana Fugu: quando il valore sta nell'orchestrazione, non nel modello

Sakana Fugu: quando il valore sta nell'orchestrazione, non nel modello

  • Luglio 2026 |
  • 05 Min di lettura

Per anni la corsa ai modelli di frontiera è sembrata una faccenda quasi esclusivamente tra Stati Uniti e Cina. Poi il Giappone si è presentato al tavolo con una mossa inattesa. Sakana AI ha annunciato Fugu e i primi benchmark hanno subito acceso i titoli, con prestazioni che superano Opus 4.8 e arrivano a sfiorare quelle dei modelli più recenti come Fable 5. La reazione immediata di molti commentatori è stata inquadrarlo come l’ennesimo modello più potente dei predecessori, e il pattern ormai familiare della corsa alla potenza computazionale sembrava ripetersi ancora una volta. La realtà è più interessante e, in un certo senso, più sovversiva. Fugu, che in giapponese significa pesce palla e prosegue la metafora acquatica di Sakana, letteralmente pesce, non è un modello nel senso tradizionale del termine. È un sistema che coordina altri modelli, ed è per giunta minuscolo.

Cosa fa davvero Fugu

La distinzione non è tecnica ma concettuale, e vale la pena soffermarsi. Un modello linguistico classico riceve un input e produce un output attraverso i propri parametri, i miliardi di pesi che codificano le sue capacità. Fugu funziona in modo diverso, perché quando riceve una domanda non risponde con la propria intelligenza. Scompone la richiesta in componenti, identifica quale modello del suo insieme è più adatto a ciascuna parte, delega il lavoro, verifica i risultati incrociandoli tra loro e sintetizza una risposta unica. In pratica non esegue il lavoro, lo organizza. Il confronto con il general contractor del settore edile è calzante, perché il general contractor non posa i mattoni e non stende i cavi, ma garantisce che le persone giuste siano nel posto giusto al momento giusto e che il risultato finale sia coerente.

Il punto di partenza è quello che Sakana chiama LLM pool, un insieme di modelli messo a disposizione dell’orchestratore. In quella pool possono convivere modelli chiusi e modelli aperti, da Claude Opus a Gemini 3.1, da GPT a GLM, e Fugu è stato addestrato a scegliere, richiesta per richiesta, quale sia il più adatto. Sappiamo che alcuni modelli eccellono nella matematica, altri nella conoscenza generale, altri ancora nella scrittura di codice, e Fugu sfrutta la parte migliore di ciascuno invece di affidarsi a un solo cervello per qualunque compito.

Schema di orchestrazione con Fugu al centro che smista le richieste a un pool di modelli

Un modello piccolo che coordina i grandi

Il dettaglio che più sorprende è la dimensione. Fugu non è un gigante da centinaia di miliardi di parametri, è un modello da circa sette miliardi, piccolo per gli standard attuali, addestrato per un unico scopo, orchestrare. Non deve contenere la conoscenza del mondo, deve solo sapere a chi rivolgersi. Un esempio rende l’idea concreta. Se gli si chiede di sviluppare una pagina web, il risultato potrebbe nascere per il sessanta per cento dal lavoro di Claude Opus 4.8 e per il restante quaranta per cento da GPT 5.5. Su una domanda di conoscenza generale la ripartizione potrebbe spostarsi, con metà del contributo affidato a Gemini, il quaranta per cento a Claude e il dieci per cento a GPT. È il principio secondo cui l’unione fa la forza, applicato in modo sistematico.

A rendere credibile la scommessa contribuiscono la storia dell’azienda, fondata a Tokyo nel 2023 da Llion Jones, coautore del paper “Attention Is All You Need” che ha dato origine ai transformer, e da David Ha, ex responsabile della ricerca di Stability AI, e soprattutto due paper scientifici in cui Sakana descrive nel dettaglio il funzionamento dell’orchestratore, entrambi accettati a conferenze internazionali. Non si tratta quindi soltanto di marketing, ma di un approccio documentato che rende plausibili i numeri dichiarati, quelli per cui Fugu supera Opus 4.8 e arriva a sfiorare i modelli più recenti pur non possedendo, di per sé, alcuna intelligenza superiore. Sakana propone infatti due versioni, una standard ottimizzata per la latenza bassa nei compiti quotidiani e una, Fugu Ultra, dedicata ai problemi complessi che richiedono ragionamento multi-step, ed è proprio confrontando queste varianti con i modelli di frontiera che emergono i risultati più interessanti.

Confronto dei benchmark tra Fugu, Fugu Ultra e i principali modelli di frontiera

La logica dei rendimenti decrescenti

C’è un’ipotesi implicita in questo approccio che merita di essere esplicitata, ovvero che aggiungere potenza computazionale produca rendimenti decrescenti. Per anni il progresso è avanzato principalmente lungo una dimensione, quella della scala, con modelli più grandi, dataset più ampi e infrastrutture più potenti che producevano sistemi migliori in modo abbastanza prevedibile. Quella traiettoria sta mostrando i suoi limiti, non perché non si possano addestrare modelli più grandi, ma perché il costo marginale di ogni ulteriore miglioramento cresce mentre il beneficio marginale diminuisce. Se questo è vero, il vantaggio competitivo si sposta, e non conta più soltanto chi costruisce il cervello più potente ma chi riesce a coordinare meglio i cervelli disponibili. Internet non ha trionfato perché era il computer più potente, ha trionfato perché era una rete, e il modo in cui i nodi erano connessi produceva qualcosa di qualitativamente diverso da qualunque macchina centralizzata dell’epoca.

Il parallelo con le organizzazioni umane

Lo stesso meccanismo si manifesta nelle aziende. Chi costruisce un’organizzazione vincente raramente lo fa trovando il singolo dipendente più brillante sul mercato, lo fa costruendo sistemi in cui molte persone competenti coordinano il proprio lavoro in modo efficace, riducono le attività di attrito, si specializzano dove il contributo è più prezioso e si integrano con gli altri dove la specializzazione da sola non basta. Il risultato complessivo supera la somma dei contributi individuali non grazie alla qualità media dei singoli ma grazie alla qualità del coordinamento tra loro. Fugu porta questa logica nell’intelligenza artificiale in modo esplicito, proponendo una domanda diversa da quella consueta, ovvero quale sistema di coordinamento produca i risultati migliori dato un insieme di modelli già capaci.

Costi, tempi e la mossa di marketing

Coordinare più modelli ha un prezzo, in senso letterale. Sakana offre Fugu con piani mensili oppure tramite API, dove il costo dichiarato è di circa cinque dollari per milione di token in input e trenta in output. La cifra è più alta di quella di molti modelli singoli per una ragione strutturale, perché chi usa Fugu paga Fugu, che a sua volta paga i modelli chiusi che interpella. Anche i tempi si allungano, perché interrogare più modelli e sintetizzarne le risposte rende la generazione più lenta e più costosa, in cambio di un output di qualità superiore. Sul piano comunicativo la mossa è stata brillante, perché molti hanno parlato di un modello che batte tutti senza accorgersi che si trattava di un orchestratore da sette miliardi di parametri, e nel frattempo il Giappone si è posizionato di colpo tra i protagonisti della frontiera.

Una domanda aperta sul futuro

Rimane aperta la questione più rilevante, quella sulla direzione in cui il campo si muoverà nel medio periodo. Se l’orchestrazione diventa la leva principale di progresso, il futuro dell’intelligenza artificiale potrebbe assomigliare sempre meno a un genio solitario capace di risolvere qualunque problema e sempre più a una squadra di sistemi specializzati che si coordinano per affrontare ciò che nessuno di loro riuscirebbe ad affrontare da solo. Quella transizione non avverrà in modo netto, i modelli monolitici continueranno a migliorare e i sistemi di orchestrazione continueranno a dipendere da loro, ma la direzione in cui Sakana sta scommettendo è quella in cui il valore sta nella connessione più che nella potenza dei singoli nodi.

Per saperne di più: https://sakana.ai/fugu/

Ranieri Vannozzi

L'autore

Ranieri Vannozzi

Sviluppatore e consulente software freelance

Scrivo codice dal 2008 e lavoro su sviluppo enterprise, architetture cloud-native e leadership tecnica. Su HeroHubs racconto quello che incontro ogni giorno nei progetti, tra codice, architetture e intelligenza artificiale.

Articolo scritto con il supporto dell'AI e rivisto dall'autore.

Post Correlati

Claude Design e Pomelli: il brand come contesto che una AI sa leggere

AI

Ottobre 2026

Claude Design e Pomelli: il brand come contesto che una AI sa leggere

Claude Design ricava il design system di un team dal codice, Pomelli ricava il Business DNA di una piccola attività dal sito web. Due prodotti diversi arrivano alla stessa conclusione: la coerenza non nasce dal prompt ma da un profilo estratto una volta e riusato sempre.

Paperclip: costruire aziende di agenti AI con un organigramma

AI

Agosto 2026

Paperclip: costruire aziende di agenti AI con un organigramma

Paperclip permette di disegnare un organigramma di agenti AI che collaborano come i reparti di una vera azienda. Un CEO, uno scrittore, un ingegnere, un editor e un designer che si dividono i task, lavorano in parallelo e chiedono conferma quando serve.

DeepSeek in locale: integrare un modello aperto nei SaaS senza pagare le API

AI

Agosto 2026

DeepSeek in locale: integrare un modello aperto nei SaaS senza pagare le API

Eseguire DeepSeek sulla propria macchina trasforma il costo variabile delle API in un costo fisso di hardware. Un ragionamento su quando conviene, come si fa e quali altri modelli aperti valutare per i SaaS intelligenti di nuova generazione.

Claude Science: quando l’assistente entra in laboratorio

AI

Agosto 2026

Claude Science: quando l’assistente entra in laboratorio

Anthropic lancia Claude Science, un ambiente che collega oltre sessanta database scientifici e coordina agenti specializzati in genomica, proteomica e chimica computazionale. Non un modello più potente, ma un nuovo modo di lavorare per chi fa ricerca.

La cartella .claude: il centro di controllo di Claude Code

AI

Luglio 2026

La cartella .claude: il centro di controllo di Claude Code

La cartella .claude viene spesso ignorata, ma è il punto in cui si definisce come Claude Code lavora su un progetto. Capirne la struttura significa smettere di correggere lo strumento e iniziare a configurarlo.

Claude for Small Business: l'AI che lavora al tuo fianco

AI

Maggio 2026

Claude for Small Business: l'AI che lavora al tuo fianco

Le piccole imprese non hanno bisogno di strumenti enormi per competere. Hanno bisogno di strumenti intelligenti. Claude di Anthropic è pensato per chi lavora ogni giorno con risorse limitate ma ambizioni concrete.

Markdown o HTML? Il formato dell’output è una decisione architetturale

AI

Aprile 2026

Markdown o HTML? Il formato dell’output è una decisione architetturale

La maggior parte degli sviluppatori tratta il formato dell'output AI come un dettaglio secondario. Non lo è. La scelta tra Markdown e HTML determina se il risultato verrà letto, condiviso o usato davvero.

Prompt Injection: come l'intelligenza artificiale può essere manipolata (e perché dovresti saperlo)

AI

Febbraio 2026

Prompt Injection: come l'intelligenza artificiale può essere manipolata (e perché dovresti saperlo)

Scopri cos'è la prompt injection, come può influenzare le risposte dell'intelligenza artificiale e quali strategie adottare per proteggere dati e processi aziendali.

Come trasformare gli Assistenti AI in partner di sviluppo affidabili

AI

Gennaio 2026

Come trasformare gli Assistenti AI in partner di sviluppo affidabili

Scopri come il prompt engineering sta diventando una competenza essenziale per sviluppatori. Tecniche pratiche per debugging, refactoring e implementazione di nuove funzionalità con assistenti AI.